Daily Archives 11 Luglio 2020

Le ‘Cinque donne e un arancino’ raccontate da Catena Fiorello Galeano

“Cinque donne e un Arancino”…con la O.  Catena Fiorello Galeano (sì, stavolta c’è pure il cognome di mamma Sara, in bella evidenza, in copertina) ha scelto il maschile del principe della gastronomia siciliana quasi in contrasto alla dominanza di quote rosa nel suo ultimo romanzo, le cinque donne protagoniste e co-protagoniste: “Per me è naturale pronunciare arancino al maschile, provengo dalla Sicilia orientale, quindi l’ho sempre chiamato così” –precisa la scrittrice- “Aggiungo tuttavia che la discussione potrebbe anche non esistere perché persino l’Accademia della Crusca ha stabilito che possiamo chiamarlo sia al maschile che al femminile e… comunque è proprio buono in ambedue i casi. E poi, sempre in merito alla querelle, come dice Rosa, vera protagonista del romanzo, beh… quelli che lo chiamano arancina è perché l’arancia è femmina, ma l’albero è appunto maschio..!”.

Dall’altro lato troviamo una cinquina di donne?

“Avevo bisogno di cinque persone per completare una varietà di caratteri che mi serviva per narrare la storia. Peraltro, nella simbologia dei numeri, il 5 rappresenta la molteplicità, il cambiamento, l’esplorazione anche a livello fisico e mentale. Ho desiderato, del resto, che il libro venisse pubblicato proprio in questo periodo perché il contenuto vuol trasmettere un messaggio di speranza e ci fa capire che nella vita non è mai troppo tardi per ricominciare. Le difficoltà economiche, la perdita del lavoro, sono situazioni difficili ma che talvolta possono essere superate semplicemente rimboccandosi le maniche e ricreando qualcosa di nuovo”. 



Rosa, la protagonista del libro, sceglie di ritornare in Sicilia dopo una dolorosa vicenda familiare: a proposito pure di ‘Picciridda’ ancora una volta rievochi nel tuo romanzo un ritorno alle origini…

“Nel romanzo ‘Picciridd’a ho parlato dell’emigrazione, di una coppia di genitori costretta a lasciare la Sicilia in cerca di occupazione all’estero e di come, a causa di questo problema che accumunava gli abitanti del paese dove ambientato, quel luogo si stesse svuotando. Stavolta parlo invece della contro-emigrazione, di coloro che ritornano nella terra d’origine. Tema, peraltro, assai attuale in un momento surreale che ci ha fatto rendere conto di quanto siano importanti i piccoli centri urbani. Invertendo la rotta, proviamo a ripopolare i piccoli centri e sono certa che anche l’economia ne beneficerà, anche grazie alle nuove forme occupazionali che si potrebbero in prospettiva sviluppare spaziando dal turismo all’artigianato”.

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