Alessio Boni sarà il maresciallo Fenoglio di Carofiglio su Rai 1

di AGATA PATRIZIA SACCONE

Sarà Alessio Boni a dare il volto al Maresciallo Fenoglio, la nuova serie targata Rai Fiction per la regia di Alessandro Casale, tratta dai romanzi di Gianrico Carofiglio. Ad annunciarlo, la direttrice di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati. I primi ciak tra giugno e luglio.

Laddove c’è una trama suspence, del resto, Alessio Boni si conferma straordinario interprete, da appassionato lettore di libri gialli. Lo ricordiamo al cinema con “La ragazza nella nebbia”, tratto dal romanzo di Donato Carrisi, al fianco di Toni Servillo e Jean Reno, mentre in televisione invece è stato un indimenticata Fausto Morra, protagonista dell’intrigante fiction “La strada di casa”. Senza trascurare altri thriller, come “Non sono un assassino” e “Tutte le mie notti”

Nel frattempo Boni è impegnato nella tournée teatrale con il Don Chisciotte. Ma soprattutto è diventato papà, di Lorenzo e Riccardo.

Il periodo della pandemia ha rappresentato una svolta radicale per la tua vita privata…

Si, in piena pandemia esattamente in marzo e novembre. Non so che dire… molta gente ha purtroppo affrontato questo periodo  in modo assai difficoltoso anche dal punto di vista psicologico a me invece si è riempita la vita grazie alla nascita dei miei due figli. Se avessi avuto una vita normale come quella che conducevo prima della pandemia non so se mi sarebbe accaduto tutto ciò, penso spesso a cosa mi sarei perso dovendo stare sempre al lavoro lontano da casa. Con l’obbligato stop al lavoro ho potuto assistere a entrambi i parti, una sensazione magica. La forza e la potenza che costituisce la nascita di un figlio è indescrivibile, quando è nato il mio primo genito Lorenzo ed ha aperto gli occhi in quel preciso istante ho compreso realmente cos’è l’eternità, la continuità della vita attraverso i propri figli.

Com’è cambiata la tua vita anche professionale dopo la paternità, hai dovuto rinunciare a qualcosa?

Assolutamente si, prima ero un battitore libero studiavo, lavoravo e poi c’era la mia vita privata con Nina. Adesso in ordine ci sono innanzitutto i miei figli, dopo io e Nina e infine c’è il lavoro. Prima mi bastavano un paio di giorni per leggere un copione adesso è da dieci giorni che provo a leggerne uno ma  non riesco proprio perché sono fagocitato dai bambini, il focus è tutto concentrato su di loro e in particolar modo su Lorenzo che ha un’età in cui non puoi distrarti un attimo. Lorenzo mi ha fatto riassaporare l’essenza del gioco che naturalmente a 55 anni avevo perso, i bambini magicamente riescono a riportartici anche attraverso lo stupore. 

Nella tua vita professionale rendi spesso partecipe anche la tua famiglia. Proprio Lorenzo ad appena cinque mesi hai fatto fare il primo red carpet  al Festival del Cinema di Venezia.

Quello è stato un festival particolare perché era il primo  post lockdown per cui senza pubblico ma solo con giornalisti e fotografi. Il red carpet di lorenzo è stata una casualità, infatti avrei dovuto dare in braccio il bambino appena nato ad un assistente giusto il tempo di percorrere i 15 metri di red carpet assieme a Nina e poi l’avremmo ripreso. Ebbene, quando scopri che l’assistente non aveva fatto il tampone non ho esitato neppure un attimo a tenere mio figlio in braccio e portarlo con noi sul red carpet. Non mi fidavo perciò è stato un gesto spontaneo e non premeditato. Quella foto ha fatto il giro del mondo e credo che sia l’unico caso di un red carpet con un neonato in braccio, se potessi i miei bambini li porterei sempre con me.

Oltre a essere un padre straordinario sei anche un figlio speciale, da giovanissimo hai saputo professionalmente supportare tuo padre. Hai dei ricordi speciali di quel periodo?

Ho una grande ricordo di quei momenti in cui andavamo a lavorare io mio fratello assieme a mio padre perchè erano momenti unici. Papà, da piastrellista, insegnò a me e a mio fratello il suo mestiere ci teneva moltissimo che seguissimo le sue orme, la strada professionale da lui già tracciata di un lavoro onorevole e onesto. Per quanto mi impegnassi capivo però che non era quella la mia strada, non mi sentivo appagato cercavo altro pur non sapendo cosa realmente volessi fare. Poi decisi di partire in cerca della mia strada professionale e per lui fu una sorta di tradimento, per anni quasi non mi parlò poi però quando venne al Festival del Cinema di Cannes e vide concretamente cosa ero riuscito a fare con il mio lavoro fu l’uomo più felice ed emozionato di tutto il festival.  

Sei nato e cresciuto a Sarnico, un paese in provincia di Bergamo, e ti sei formato all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Nella tua carriera di attore tua madre invece ha avuto un ruolo fondamentale…

Mia madre ha fatto la differenza! Noi in famiglia andiamo tutti molto d’accordo, eppure i miei fratelli O I cugini pur sperandoci non ci hanno mai creduto. L’unica che ha creduto in me è stata mia madre, ricordo che mi disse “tu vai, vedrai che qualcosa riuscirai a fare, ne sono sicura!”. Mia madre non è un’attrice, non lavora nel mondo dello spettacolo perciò non conosce le difficoltà del percorso, però credeva in me, era seraficamente convinta e quando a vent’anni sai che tua madre sta  dalla tua parte è davvero un’iniezione di fiducia, se non hai nessuno che ti supporta e tutti ti ostacolano il percorso diventa ancora più pesante. Quando studiavo a Roma ogni tanto mia madre, di nascosto a mio padre, mi mandava 200-300 mila lire. Comprendevo perfettamente il sacrificio che comportasse per lei togliere dal budget di famiglia quella somma e accantonarla per me. Quel gesto significava tanto e non soltanto in termini economici, voleva proprio dirmi non mollare. Per mia madre avrei potuto intraprendere  qualsiasi professione. E lei era sicura che io sarei riuscito a svolgerla bene.

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