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Catena Fiorello, l’amore a due passi

amore a due passi“Con questo mio romanzo –vi avviso- preparatevi a una lettura ad alta tensione emotiva. E’ quasi matematico che se non avete un amore vicino vi verrà una grande voglia di cercarlo. L’hashtag che lancio è #catenadamore, guardacaso nome e cognome di mia nonna”. 

Catena Fiorello, prolifica scrittrice di libri di successo, presenta così il suo L’amore a due passi”, edito da Giunti: “Prima tappa delle presentazioni è Lecce. Doveroso perché è ambientato in Puglia. A seguire, la mia Sicilia. Del resto –e non soltanto perché il mio compagno vive a Lecce- io sostengo che il Salento è il promesso sposo della Sicilia: sono due terre che hanno molte cose in comune, con la differenza che questo ‘tacco d’Italia’ con grande orgoglio ha saputo riscattarsi ed emergere, noi siciliani ho come la sensazione che stiamo perdendo questa voglia, nonostante la nostra proverbiale generosità, ospitalità, ricchezza naturale e umana. Solo recuperando il nostro carattere riusciremo a reimporre nel mondo l’immagine meravigliosa della Sicilia, che ha ancora tanti estimatori”.

Catena Fiorello (ph Luca Brunetti)

Catena Fiorello (ph Luca Brunetti)

– La storia d’amore tra queste due persone adulte, che tu racconti nel romanzo, si sviluppa nel corso di dieci giorni vissuti in questi luoghi..

“Bellissimo che si usi la parola adulti, perché i due sessantenni protagonisti non vengono da me mai definiti né anziani né vecchi. Anzi. Il loro amore, che esplode tra un tuffo nel mare di San Cataldo e un ballo di taranta, fa da perno a tanti altri amori satelliti di persone più giovani che concorrono nella stessa storia, ma alla fine tutti si riconducono al sentimento forte e travolgente che coinvolge Orlando e Marilena, questi i loro nomi”.

– Da ...

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I 70 anni della Vespa, mito italiano

vespa-1132x670Un’icona nelle immagini in bianco e nero con Gregory Peck e Audrey Hepburn in “Vacanze romane”. Un inno nella canzone dei Lunapop che in epoca moderna ne hanno celebrato le gesta, la storia, l’immortalità. La Vespa, nata dall’intuito di Enrico Piaggio e dal genio dell’ingegnere Corradino D’Ascanio che la concepì con l’indispensabile contributo della creatività del disegnatore Mario D’Este, contribuì in maniera determinante a mettere in moto l’Italia uscita dalla guerra. Era il 23 aprile 1946 quando fu depositato il brevetti del primo modello di questa straordinaria due ruote, simbolo di libertà e fenomeno di costume: la descrizione recitava “motocicletta a complesso razionale di organi ed elementi con telaio combinato con parafanghi e cofano ricoprenti tutta la parte meccanica”, forma ampia dal vitino stretto (ecco come prese il nome di “Vespa”) e cambio agevole al manubrio anziché al piede come in una qualsiasi motocicletta. Oggi la Vespa compie 70 anni ed è sempre più cult, distinguendosi sugli scooter di ogni tempo, senza temere competitor. Ha superato ogni epoca: la fine degli anni ’40, la rinascita dei ’50, il boom dei ’60, le rivoluzioni dei ’70, la fantasia degli ’80, la modernità dei ’90, la tecnologia futuristica degli anni 2000.

I_festeggiamenti_per_i_70_anni_della_Vespa_un_mito_italiano

“Ma quanto è bello andare in giro con le ali sotto ai piedi se hai una Vespa Special che ti toglie i problemi…”.

E’ proprio vero: ...

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La materia di Mirò al Mudec di Milano

Approda a Milano (dal 25 marzo all’11 settembre 2016) la mostra di Joan Miró, artista catalano tra i più amati.

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La forza della materia ideata  sotto la direzione di Rosa Maria Malet, Direttrice della Fondazione, propone lavori dalla collezione della Fundació Joan Miró di Barcellona e da quella della famiglia dell’artista. Miró, una delle personalità più illustri della storia dell’arte moderna, è intimamente legato al surrealismo e alle influenze che artisti e poeti di questa corrente esercitarono su di lui negli anni venti e trenta. È attraverso di loro che Miró sperimenta l’esigenza di una fusione tra pittura e poesia, sottomettendo la sua opera a un processo di semplificazione della realtà che rimanda all’arte primitiva, al tempo stesso punto di riferimento per l’impostazione di un nuovo vocabolario di simboli e strumento utile a raggiungere una nuova percezione della cultura materiale.

La retrospettiva intende porre l’at...

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Da ABOCA i segreti sul ritorno alle radici per curare la salute

Sull’uso delle erbe spontanee esistono ampie testimonianze. L’usanza di andare per campi a raccogliere erbe per utilizzo alimentare e curativo si è infatti tramandata per secoli, dai tempi in cui l’uomo era ancora nomade. Ad ogni latitudine l’alimentazione a base di erbe è stata una costante, così come l’uso in medicina. L’impiego alimentare è una pratica diffusa ancora oggi in tutta Italia ma la scelta delle piante varia molto da regione a regione.

Sandro e Maurizio Di Massimo, autori dell’affascinante Ritorno alle radici. Le piante spontanee per l’alimentazione e la salute”, (Aboca Edizioni) hanno elaborato un manuale di facile consultazione per avvicinare i lettori alla conoscenza delle numerose piante facilmente reperibili nelle nostre campagne.

Aboca -in collaborazione con l’Associazione Polena e con il patrocinio dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e l’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Catania e del Dipartimento di Scienza del Farmaco e della Scuola di Medicina dell’Università degli Studi di Catania- ha previsto pure una presentazione in Sicilia, nel capoluogo etneo, per il 20 febbraio alle ore 10.30 nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali.

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Corredato di numerose e suggestive fotografie a colori, il libro è costituito da una prima parte introduttiva e da una seconda con 80 schede descrittive. Alle descrizioni botanico-tecniche si affiancano storia, miti, leggende e usi particolari delle singole piante. Chi sa –ad esempio- che nel 1630, durante la peste di Tolosa, quattro ladri potevano compiere impunemente furti senza temere il contagio grazie alle proprietà protettive di una mistura di angelica, zenzero e aglio? O che la regina di Ungheria, nel XVI secolo, tornò in salute grazie a un macerato di lavanda, rosmarino e menta? O che, per stare ai numeri, su circa 300.000 piante, solo una percentuale tra lo 0,5 e il 10% è stata finora accuratamente studiata, e che quindi tante “scoperte” siano ancora possibili?

Il libro offre anche tanti preziosi suggerimenti pratici su...

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Do you know? Le foto di Stefano Guindani per i pequeños dell’America Latina

“Gli abissi della povertà e le vette della generosità. La facilità del male e il pragmatismo del bene. La forza dell’esempio, dell’umiltà, della gioia”. Potrebbe essere sintetizzato in queste parole di Eugenio Alberti Schatz – come scrive nella prefazione – il messaggio del libro Do you Know? di Stefano Guindani, edito da Skira, realizzato in occasione del sessantesimo anniversario di NPH (Nuestros Pequeños Hermanos, “i nostri piccoli fratelli e sorelle”) organizzazione umanitaria internazionale fondata nel 1954 e rappresentata in Italia dalla Fondazione Francesca Rava.

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Il volume raccoglie gli straordinari scatti che Stefano Guindani ha realizzato nei nove Paesi dell’America Latina dove si trovano  le Case orfanotrofio NPH – Messico, El Salvador, Honduras, Haiti, Nicaragua, Repubblica Dominicana, Guatemala, Bolivia, Perù – accompagnati da altrettante storie, raccontate in prima persona da alcuni pequeños ed ex-pequeños protagonisti.

“In un’epoca dove le immagini hanno più forza delle parole, ho voluto raccontare, senza troppi filtri, la mia esperienza emotiva nel passaggio tra dolore e speranza,  per aprire un dialogo con il lettore  e offrirgli un momento di riflessione”, spiega Guindani. “Un susseguirsi di frammenti di gioia, umiltà, miseria e dignità per raccontare la vita che scorre quotidianamente nelle case di accoglienza ma non solo”.

I ritratti di giovani, anziani, donne e uomini segnati dal tempo e dalle difficoltà della vita, i loro villaggi, i loro rifugi essenziali, i loro luoghi di ritrovo, i loro riti, diventano l’ossatura del reportage geografico e morale che Stefano Guindani ha realizzato, nato dalla sensibilità del fotografo e dall’intenso lavoro umanitario della Fondazione Francesca RavaNPH Italia Onlus. A fare da sfondo l’America Latina, una delle tante porzioni di mondo che con la sua cultura millenaria ed i suoi paesaggi unici non può che affascinare, pur lottando quotidianamente per il proprio futuro.

“Raccontare, far ...

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Gli scatti di Annie Leibovitz per il Cal Pirelli 2016

Marco Tronchetti Provera

Marco Tronchetti Provera

Londra – L’edizione 2016 del Calendario Pirelli, la quarantreesima dalla sua nascita, è opera di una delle più celebri fotografe e ritrattiste americane, Annie Leibovitz, che ha realizzato gli scatti lo scorso luglio in uno studio di New York. Annie Leibovitz aveva già scattato il Calendario Pirelli nel 2000, immortalando le danzatrici del corpo di ballo del coreografo Mark Morris. Le foto del 2000 sono state la prima serie di nudi della sua carriera.

Per il 2016 protagoniste sono tredici donne che hanno raggiunto traguardi importanti nella vita professionale, sociale, culturale, sportiva e artistica: l’attrice Yao Chen, prima ambasciatrice cinese dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR); la top model russa Natalia Vodianova, ...

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