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Antonio Franceschini (CNA): “Promuovere il consumo interno del Made in Italy per avviare la ripresa”

Una ripartenza graduale, in Italia, quella del dopo pandemia. Le imprese provano a rimettere in moto la macchina produttiva. A cominciare da quella della moda e dell’artigianato.

“Sicuramente c’è la possibilità di aiutare queste imprese” –afferma Antonio Franceschini, responsabile nazionale CNA–  “occorrerebbe in questa difficile fase porre risorse da poter investire al fine di innovare le stesse imprese dal punto di vista digitale e organizzativo, quindi accompagnarle sui mercati internazionali con un’attenzione particolarmente dedicata. Come CNA Federmoda, in particolar modo pensiamo, per sostenere le PMI, sovvenzionare le piccole imprese ad avere figure di digital manager che aiutino i piccoli imprenditori a dialogare anche con le piattaforme digitali. Attraverso l’innovazione sono certo che poi le nostre imprese sapranno dimostrare di essere in grado di farsi spazio. E’ chiaro che dovrà esserci un alleggerimento dell’imposizione fiscale, trovare delle condizioni per ridurre il cuneo fiscale, così come un alleggerimento delle questioni burocratiche perché non possiamo trovarci spiazzati su alcuni piazze internazionali per questioni legate al costo del lavoro”.

Cosa potranno fare invece coloro che si trovano invece nella fase “start up” della loro azienda?

”Indubbiamente queste sono imprese che vanno tutelate maggiormente. Le start up non posso ritrovarsi escluse dal mercato perché costrette a saltare le stagioni, un domani a loro rientrare nel giro risulterebbe ancor più complicato”.

Com’è quantificabile la perdita economica in questi mesi di stop obbligato?

La situazione è chiaramente pesante, noi ancora non eravamo completamente usciti dalle passate crisi, quindi il rischio di una decimazione è alto. Bisogna capire e interpretare bene gli attuali dati di “calo del fatturato” diminuito del 56% negli ultimi mesi. Inoltre 7 imprese su 10 hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali.  Una domanda che ci poniamo è come il sistema saprà reagire e pragmaticamente come i nostri artigiani riusciranno a presentare le prossime collezioni: per il mondo delle fiere tradizionali, per esempio, sappiamo che bisognerà pensare a qualcosa di nuovo, quindi ci sarà la grande scommessa su come ridisegnare il nostro settore nel prossimo futuro”.

Privilegiare l’acquisto di prodotti Made in Italy per rilanciare i consumi e sostenere l’intera filiera della moda, un settore costituito da più di 80mila imprese che danno lavoro ad un milione di addetti, aiuterebbe?

“Certo! Servono risorse proprio per promuovere fortemente il consumo interno del Made in Italy. Noi come CNA abbiamo lanciato una manifesto ai media dove invitiamo il consumatore italiano a porre attenzione sul consumo interno, con lo slogan ‘Privilegia l’acquisto Made in Italy per aiutare le imprese il paese a ripartire’. Dobbiamo lavorare tutti in questa direzione ricordandoci sempre che dietro i prodotti italiani ci sono tante persone. Dobbiamo essere consapevoli di sostenere le nostre imprese. Abbiamo la fortuna di avere una filiera integra, con grandi artigiani che sono in grado di lavorare con i più importanti marchi. Inoltre, enti quali la Camera Nazionale della Moda Italiana, hanno messo in evidenza come il sistema moda del nostro Paese riesca a giocare un suo ruolo strategico a livello internazionale perché ha dietro questo tessuto di tante piccole e medie imprese che rappresentano il ‘saper fare’ che deve essere a tutti i costi salvaguardato per continuare la tradizione”.

Il Made in Italy ...

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Claudio Cutuli: “La mia filosofia è l’ecosostenibile. Amo il profumo del capo e sentire il tessuto al tatto”

Claudio Cutuli, un brand storico, quello di un’azienda fondata nel 1838. Origini antiche di una tradizione familiare cominciata a Tropea, in Calabria, e continuata oggi in Umbria: “Sì, i miei nonni sono calabresi” –ci racconta il maestro tintore Claudio- “io sono trapiantato in Umbria da circa trent’anni, dove vivo con mia moglie e musa ispiratrice Maria Grazia (siciliana di Taormina -ndr) e i miei figli, e qui mantengo la stessa tradizione artigianale dei miei avi. Scusate la mia falsa modestia, ma forse siamo rimasti gli unici che tingono in modo neutrale, non utilizzando materiale di sintesi. La mia filosofia è l’ecosostenibile. Amo il profumo del capo, che ti colpisce anche al tatto quando lo tocchi”.

E’ stato insignito pure del Tao Award, qualche anno fa, per il suo ruolo imprenditoriale. Qual è la caratteristica del prodotto e quanto è importante l’impiego di materiali sostenibili nel campo della moda, considerata l’industria più inquinante?

“Purtroppo stiamo attraversando un periodo epocale. Soprattutto nel mondo della moda, si è andati troppo oltre, spesso involgarendo o invadendo tutto quello che era arte o manufatto. Adesso andrebbero fatti dei passi indietro e tornare verso tutto quello che era Made in Italy riconosciuto nel mondo”.

Le sciarpe e gli accessori, come le pashmine, firmate Claudio Cutuli sono state indossate dagli uomini più potenti della terra. Ma il brand è legato anche a iniziative benefiche e anche quest’anno il legame con Assisi è rinnovato, come abbiamo visto anche in diretta Rai1 insieme a Carlo Conti e Gianni Morandi…

“Un rapporto ormai più che decennale con i frati del Sacro Convento di Assisi. Piuttosto invito a donare con un sms al 45515. Per l’occasione, ciò che ho creato sulla pietra l’ho trasportato sulla tela: mi riferisco all’affresco di Giotto, che si trova all’interno della basilica e che descrive la guarigione da parte di San Francesco del malato. L’ho traslato e realizzato con un filato un po’ particolare, l’ortica, che in natura ha tanta forza e ostinazione nel rinascere, come la speranza che in questo momento non dobbiamo perdere. Si tratta di un filato di ortica tutto tamponato a mano, mantenendo fede nei colori ai pigmenti naturali di quel periodo. Utilizziamo come materia prima i colori naturali, con azoto liquido, veramente un lavoro francescano, certosino. Ogni nostro capo ha sicuramente un’anima. Io al fatturato antepongo l’arte, noi continuiamo a credere di essere un marchio di nicchia, di qualità, a me non interessa altro. Come punti vendita, invece, segnalo in apertura, anche per questioni affettive, quello di Maratea, in Basilicata”.

È quasi inevitabile ritornare ai vecchi mestieri, se parliamo di sostenibilità, ma bisogna prendere piena consapevolezza dell’importanza del nostro artigianato…

“Guai se perdiamo quello per cui siamo stati sempre apprezzati, la nostra creatività, la nostra manualità, con i giusti tempi, senza bruciare le tappe a tutti i costi, cosa di cui il mondo della moda deve rendersi conto”.

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Giorgio Armani lascia Parigi e punta su Milano anche per l’haute couture: a gennaio a Palazzo Orsini la sfilata Armani Privé

Il mondo della moda cambierà nel dopo pandemia. E Re Giorgio, ancora una volta anticipando tutti, rimodula le sue sfilate. Le collezioni Giorgio Armani ed Emporio Armani uomo e donna saranno presentate a settembre 2020 a Milano, secondo modalità in via di definizione. La sfilata Armani Privé verrà posticipata a gennaio 2021 e anziché a Parigi si terrà nella storica sede milanese di Palazzo Orsini, in via Borgonuovo, segnando così il ritorno dell’haute couture nella capitale meneghina. La collezione, che non avrà stagionalità, prevederà capi adatti all’inverno così come capi più leggeri per l’estate. A partire da giugno 2020, lo stilista intanto metterà a disposizione delle clienti i servizi della sua sartoria: un ampio repertorio di modelli, attuali e delle precedenti...

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#aTuxTu … con la stilista Gigliola Castellini Curiel

“La moda ha i suoi tempi, a settembre bisognerà essere pronti e lo saremo. Anche se la normalità non ci sarà ancora, specie per viaggiare. Ma le sfilate potranno vedersi intanto anche in altro modo…”

(interview diretta Instagram @agatapatriziasaccone)

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Giorgio Armani a Wwd: “Superata la pandemia, la moda deve rallentare e riallinearsi”.

«Vedo questa crisi come un’opportunità per rallentare e riallineare tutto; per definire un nuovo e più significativo panorama per la moda. Ho lavorato con il mio team per tre settimane in modo che, dopo il blocco, le collezioni estive rimarranno nelle boutique almeno fino all’inizio di settembre, com’è giusto che sia. E così faremo d’ora in poi»

Giorgio Armani, in una lettera aperta a Wwd, fa la sua analisi e raccoglie consensi.

«Trovo assurdo che, in pieno inverno, si possano trovare nei negozi solo abiti di lino, e cappotti in alpaca d’estate».

La pandemia del Covid-19, con la crisi innescata, ha fornito anche un’occasione di riflessione: «Il declino del fashion system» –afferma lo stilista- «è iniziato quando il mondo del lusso ha cominciato ad adottare i metod...

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