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Oscar di Montigny a Expandere Sicilia 2019: “Fare rete con l’uomo al centro, è tempo di nuovi eroi”

“Time to Challenge”, ovvero il tempo, per le imprese, di raccogliere le sfide del presente, il tema di questa edizione di Expandere Sicilia 2019, grande evento di rete organizzato dalla Compagnia delle Opere Sicilia orientale a Catania, nella sede del SAL. Oltre 200 gli imprenditori che si sono dati appuntamento. Special guest Oscar di Montigny, fondatore di BYE (acronimo di Be Your Essence), società benefit e movimento culturale, assai impegnato anche in missioni umanitarie.

“Il 1999 è stato l’anno in cui ho deciso di dare una svolta alla mia vita intraprendendo, tra le altre cose, anche un percorso di studi e approfondendo il concetto di considerare la vita un dono – racconta Oscar di Montigny-. Così ho iniziato a mettere insieme un po’ di idee. Ho creato il mio blog, ho scritto il libro “Il tempo dei nuovi eroi” e man mano mi rendevo conto che attraverso il mio operato catturavo l’attenzione di molte persone, professionisti di altissimo profilo tra cui imprenditori, ingegneri, consulenti, manager, che non erano interessati solo  alle idee ma desideravano anche esserne parte attiva. Cosicché, dopo 4 anni che intercettavo queste figure (e ammetto di avere una grande capacità di mettere le persone in relazione  tra loro) ho deciso di costituire, assieme ad altri 37 professionisti, BYE, una rete che opera in tutti gli ambiti della società e dell’economia, dalla consulenza all’educazione, all’arte e alla cultura, affermando nelle soluzioni e nei prodotti e servizi proposti la centralità assoluta dell’Essere Umano, della sua Essenza e dei valori che intimamente lo abitano. Tutto accomunato da una visione di economia orientata al bene, cercando di evitare così la possibilità di quei rischi di deviazione dell’essere umano, per una rigenerata sostanza di felicità”.

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Alessio Boni è Enrico Piaggio nel ‘Sogno italiano’, film tv di Rai 1

di AGATA PATRIZIA SACCONE

Lo avevamo lasciato su un cavallo nella fiction “La strada di casa”, lo ritroviamo alla guida della mitica Vespa nei panni di Enrico Piaggio, nel film tv sul “Sogno Italiano” sempre trasmesso da Rai 1. Alessio Boni è un attore assai amato dal pubblico e pure un professionista apprezzato dai registi, che se lo contendono tra televisione, cinema e teatro.

Alessio Boni – photo credits: Marco Provvisionato /IPA/Fotogramma, Roma 2019

“Quando leggo le sceneggiature, ciò a cui sto attento è che arrivi un messaggio, una forza d’urto che serva a qualcosa” –spiega- “Accetto volentieri di interpretare quei personaggi pionieri del Made in Italy, vedi appunto il caso di Enrico Piaggio: ovunque, dall’india all’America fino all’Australia, ho visto in strada circolare Vespe ed è un orgoglio pensare come il signor Piaggio, nonostante le macerie del secondo dopoguerra, abbia avuto il coraggio di ricominciare e con ostinazione ideare un mezzo di trasporto veloce, che servisse alla gente per tornare alla vita dopo il disastro del conflitto. E ciò pensando alla donna e come potesse salirvi con la gonna senza che si incastrasse con la sella o si sporcasse con la catena. Quindi chapeau alla sua lungimiranza in un’epoca assolutamente maschilista”.

“Non aveva più nulla, poiché i suoi capannoni erano stati distrutti dai bombardamenti, e tuttavia si industriò, coinvolgendo gli ingegneri e i suoi operai, con i motori rimasti di 98 centimetri cubici, scarti che servivano a far partire le eliche degli aerei da guerra, per creare la Vespa. Ecco, quanto basta per considerare la grandezza di questo aristocratico imprenditore, laureato in economia e commercio, che in quell’epoca difficile non si è rivolto all’elite ma alla popolazione più umile per contribuire alla rinascita del Paese: ha inventato un mezzo di trasporto economico consentendo a tutti di pagarlo a rate per sopperire alla mancanza di denaro, creando così di fatto il credito al consumo. Questo dare fiducia agli italiani ha permesso di creare il boom. Oggi Piaggio è tra i primi 10 brand al mondo che rappresentano il Made in Italy”.

– Le du...

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La mission di Matteo Marzotto per FFC e la ricerca sulla Fibrosi cistica

di AGATA PATRIZIA SACCONE

“Il Bike Tour per FFC è nato per caso nel 2012 immaginando un viaggio ideale per l’Italia in bici. La bicicletta è una mia vecchia passione, un mezzo ben voluto che ti obbliga ad assumere un impegno e una perseveranza con fatica democratica e siccome anche la malattia purtroppo è democratica mi piace pensare alla bicicletta come metafora della vita. Adesso il Bike Tour è un appuntamento annuale che proprio nel mese di ottobre inaugura l’anno della ricerca contro la fibrosi cistica”.

Matteo Marzotto, presidente di FFC, la Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica di cui è co-fondatore, non lesina energie per l’impegno assunto a favore della ricerca: ”Il vuoto lasciato da mia sorella Annalisa nella mia vita mi ha indirizzato verso la causa per cui si spende la FFC. Ci lasciò all’età di 32 anni, nel 1989: era malata di fibrosi cistica in un’epoca in cui la vita media per chi ne era affetto non superava i 18 anni. È stata molto coraggiosa, scegliendo di provare su di se tutte le terapie allora possibili. Nello stesso anno della sua morte si è scoperto quale fosse il meccanismo che portava alla mutazione genetica e si è denominata la proteina mutata, da quel momento c’è stato un evolversi della ricerca che ha portato in questi ultimi trent’anni a risultati davvero straordinari. Oggi l’aspettativa di vita media si è allungata. La ricerca contro la malattia in termini farmacologici così come tutta la ricerca genetica, di protocolli di cura e di quotidianità del malato sta fornendo riscontri importanti”.

Secondo le statistiche ogni settimana nascono quattro neonati affetti da fibrosi cistica, la malattia viene diagnosticata già nella fase prenatale…

“Sì, esistono anche degli esami specifici -un semplice prelievo al sangue- che determinano se i genitori sono portatori sani della malattia, in tal caso c’è una probabilità del 75% che il bambino nasca affetto da fibrosi cistica. Nella fase prenatale si scopre attraverso l’amniocentesi”.

In Italia qual’è il grado di sensibilità della gente comune nei confronti della ricerca?

“Gli italiani sono molto generosi, in tanti anni ormai ho potuto constatare che dal Sud al Nord c’è una sensibilità straordinaria. Lo testimoniano i dati, nell’ultimo decennio, nonostante la crisi che ha attanagliato il Paese, la Fondazione ha più che triplicato la raccolta. Una delle regioni più generose d’Italia è la Sicilia”.

 

Il s...

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Il ‘Romanzo culinario’ di Bonetta dell’Oglio, ambasciatrice in cucina della biodiversità siciliana

“Romanzo culinario” è un libro a quattro mani ispirato dalla palermitana Bonetta dell’Oglio e scritto con la giornalista Eleonora Lombardo: edito da Leima, non è un libro di ricette, anche se ne riporta una trentina, ma il percorso raccontato di un viaggio tra i sapori scoperti e quelli proposti.

“Io sono arrivata in cucina con un percorso inverso rispetto al consueto” –spiega Bonetta dell’Oglio, chef paladina della biodiversità siciliana (come l’ha definita Gambero Rosso), oggi tra l’altro consulente dell’Excelsior Palace Hotel di Taormina “non ho una formazione gastronomica didattica, si potrebbe ben dire che si è trattato di una sorta di impatto artistico, in linea con i miei studi, non a caso ho cominciato con la decorazione. Poi però è scoccato l’amore verso la ‘cucina’ innovativa ed evocativa, improntata alla continua ricerca della qualità”.

“Quindi il libro è un romanzo perché racconta” –continua la dell’Oglio– “partendo dagli insegnamenti instillati da mio padre, un uomo fine dell’universo moda ma fondamentalmente una persona che sa riconoscere a tutto tondo la qualità; a questi si aggiungano le tramandate capacità non solo di cucinare ma anche di ricevere gli ospiti trasmessami da mia madre: sintesi della coppia, la raffinatezza. Ma c’è anche la contaminazione dei nonni: il bisnonno paterno era proprietario della tonnara di Castellamare, quindi anche in tal senso ho una formazione grazie inoltre all’abilità della nonna di preparare il tonno; per non parlare poi di mia nonna materna che era maestra di cucina per mio nonno, cui preparava dal primo al dolce, giorno per giorno.”.

– Da lì…il passo è breve?

“In realtà  piano piano siamo entrati nella banchettistica partendo dai taglieri dei formaggi, determinante l’input di mio fratello Mario, solo a quel punto abbiamo aperto un ristorante. Inizialmente presi un cuoco, poi decisi di fare il passo e “prendermi” io la guida della cucina”.

– La cucina mediterranea come fonte di ispirazione?

“In Sicilia abbiamo la fortuna di beneficiare di prodotti diversi per area geografica, ognuno dalla maturazione singolare, dal gusto unico e inimitabile. Peccato che l’industria abbia travolto molto, specie con la diffusione degli hard discont. E’ un’impresa ardua contrastare questo mercato ed è un peccato per il nostro vero prodotto di qualità che tutti ci invidiano. Noi però ne possiamo godere e questo è un privilegio. La nostra è una tradizione che non possiamo rischiare di perdere. Tuttavia è viaggiare ciò che completa: confrontandomi con altri mondi e modi di cucinare ho cercato di trarre il meglio”.

-Per esempio?

“Mi sono approcciata a vari...

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Il ritorno sulle passerelle milanesi di Alice Sabatini, ex Miss Italia 2015

di AGATA PATRIZIA SACCONE

Dopo un intenso periodo post Miss Italia trascorso tra viaggi di lavoro in giro per il mondo e due anni di studi di recitazione, Alice Sabatini, incoronata ‘reginetta’ nel 2015 da Patrizia Mirigliani, ritorna sotto i riflettori partendo proprio dalle passerelle dell’imminente Milano Moda Donna del prossimo febbraio “Ho partecipato a Miss Italia per arrivare al mondo della moda, mia grande passione sin da quando avevo 3 anni – dichiara la Sabatini-. Da bambina ho sfilato a Pitti Bimbo Firenze sulle passerelle di Blumarine, Prada, Agatha Ruiz de La Prada ed ero la pupilla di Roberto Cavalli”.

Campionessa di basket, Alice Sabatini ha sempre scelto di tenere un profilo basso, lasciandosi guidare dagli eventi.

Alice, tu sei stata la prima ...

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Antonio Gallo: “Lo storytelling sta alla base della comunicazione, l’influencer semmai completa”

di AGATA PATRIZIA SACCONE

“Per lavorare nel mondo della comunicazione bisogna innanzitutto possedere uno spiccato senso della curiosità ed è fondamentale essere sempre aggiornati sui fatti e stare al passo  con la tecnologia proprio perché è un lavoro che si fonda sulla creatività. Attorno a un prodotto devi costruirci una storia altrimenti finisci col comunicare niente, lo story-telling sta alla base della comunicazione”. 

Antonio Gallo, siciliano ma milanese d’adozione, responsabile comunicazione ed eventi speciali Pirelli Design, è un profondo conoscitore della moda internazionale, un esperto in comunicazione. La sua escalation professionale lo ha reso indubbiamente un punto di riferimento di prim’ordine e non soltanto per gli addetti ai lavori. E sulla figura moderna dell’influenzar, afferma: “Ritengo che la figura dell’influencer costituisca un elemento in più da intergrare alla comunicazione digitale e tradizionale. Se l’influencer è bravo o brava certamente alla fine porta i risultati, ma non si deve dimenticare che è solo un tassello di un puzzle”.

Parlando di influencer il caso Chiara Ferragni fa molto discutere, spesso criticata eppure il suo fatturato ha numeri da capogiro tant’è che anche il suo matrimonio celebrato la scorsa estate in Sicilia indirettamente è diventato uno strumento promozionale per incrementare ulteriormente il turismo dell’isola….

“La festa del matrimonio della Ferragni a Noto già non se la ricorda più nessuno, ritengo che non costituisca uno strumento per accrescere il turismo sull’isola. E’ stato un momento promozionale circoscritto a quel determinato evento e che comunque ricordi solo se l’hai vissuto da protagonista perché finita la festa e rientrando a Milano, dove di feste importanti ne fanno tantissime, la gente già non ne parla più”.

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Vivi a Milano da oltre 30 anni e conosci la Sicilia perché ci sei nato. Come le inquadri queste due contrastanti realtà?

Milano è la città europea italian...

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