Eleonora Abbagnato, mamma étoile

imageQuando fa tappa in Sicilia non la si può considerare un’ospite qualsiasi. Anche perché “Lei” di fatto ospite non è, bensì una sorta di padrona di casa, ovunque si sposti nell’isola. Per quanto la “Lei” in questione sia Eleonora Abbagnato, l’etoile dell’Opera di Parigi. 
“Sono sempre felice di tornare ad esibirmi qui, nella mia terra, aprendo nella circostanza un Festival intitolato a Bellini che si inaugura proprio con la danza. Lo considero pure un buon segnale, in questo periodo difficile per il nostro mondo…”
– Effettivamente qui c’è un filo diretto che lega la storia artistica della Sicilia a Parigi, il nome del grande maestro Vincenzo Bellini, anche lui trascorse molti anni della sua vita nella capitale francese…
“Certo. Lui era catanese, io sono palermitana, ma al di là di qualsiasi campanilismo io sono profondamente legata alla Sicilia, indistintamente. Catania ha uno splendido Teatro Massimo, a Taormina mi legano ricordi importanti, Palermo appunto è la mia città…”
– Accennavamo alle difficoltà economiche e i tagli che in Italia penalizzano tanto anche la cultura…
“Già! Conosco benissimo il quadro attuale, è disastrato per noi artisti ma penalizza anche il pubblico. Io sono per una reazione che accomuni tutti noi che amiamo i teatri, purtroppo oggi a rischio abbandono”.
– Se ti fosse proposta quindi la direzione artistica di un teatro?
“Accetterei con grande entusiasmo! Mi piacerebbe tantissimo guardare ai giovani, fondare una nuova compagnia, programmare una stagione…”
– Tu sei aimagebituata alle tournée, oggi hai la piccola Julia, tua figlia, che ti segue…
“Julia viaggia con me. Da sempre. Io ho ballato fino al quarto mese di gravidanza. Anche lei è abituata a questa vita frenetica”.
– Con tuo marito Federico (Balzaretti – ndr), facendo lui il calciatore, del resto non costituiscono novità i continui spostamenti.
“Viviamo a Roma, visto che lui gioca con la squadra giallorossa. Condividiamo la passione per le…passioni! Lui il calcio, io la danza, amiamo ognuno il nostro lavoro. Anche questa è una perfetta integrazione che ci rende felici”.

AGATA PATRIZIA SACCONE

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