Lapo Elkann e la sua Italia Independent

intervista a lapo 3blogHa una predisposizione naturale alla comunicazione, abituato a stare sotto i riflettori. Sarà perché Lapo Elkann ha intuito già da tempo come questa sia la principale forza trainante per un brand, giacché il successo passa attraverso chi lo rappresenta. Acuto osservatore dei tempi moderni, ha saputo tuttavia guardare al passato quando ha colto l’idea di cavalcare l’onda della nostalgia e puntare sul vintage. Lo ha fatto con il logo Fiat o ripensando alla storica 500. Ma il suo universo imprenditoriale ruota oggi soprattutto attorno alla moda e a ciò che fa tendenza. Il suo marchio trend,”Italia Independent”, fondato con Andrea Tessitore e Giovanni Accongiagioco, coniuga fashion e design.

cartello vetrina 2Chi della creatività fa impresa quali consigli riserva ai giovani siciliani che sognano di scommettere su un’idea?

“Sono sempre importanti determinazione, passione e grinta, che debbono andare di pari passo con ricerca ed innovazione per apportare elementi nuovi in un’industria che in tante aree è ferma. È, ad esempio, questa la filosofia del nostro marchio indipendente, come tutto il gruppo che qui mi accompagna, può confermare. Fondamentale credere in un lavoro di squadra, tutti siamo risorse e per vincere con un progetto si deve lavorare insieme. Io credo in un’Italia della piccola e media impresa (Sicilia compresa, regione che conosco assai bene), che combatta per realizzare un prodotto vincente e avvincente”.

– Ma le università per la formazione e le banche per l’accesso al credito -secondo te – in Italia che garanzie offrono per impedire la fuga dei cervelli?

“Io ho trascorso molti anni della mia formazione all’estero, ma poi sono tornato in Italia. E quando si torna non si fa un passo indietro, piuttosto un passo avanti. Certo il periodo è difficile, ma il consiglio che mi sento di dare è non demordere, non perdere la speranza se hai un’idea in cui vuoi scommetterti. Come manager in passato e come imprenditore oggi, anch’io ho avuto successi e sconfitte, come tutti. Chi si vende raccontando su di sè esattamente il contrario è un bugiardo. È tuttavia importante agevolare i giovani per consentire loro un percorso formativo che li porti ad entrare nel mondo del lavoro senza avere il timore di perderlo magari nei primi mesi per un banale errore”.

– Quindi non li ritieni “choosy”?

“Io non credo che i giovani siano viziati, piuttosto oggi e più difficile essere giovani rispetto a quanto non lo fosse ieri. C’è meno spazio, tutto è più veloce, l’ingresso nel mondo del lavoro non è semplice, ma bisogna dar loro fiducia. Noi di “Italia Independent” siamo mediamente sotto la soglia dei 40 anni e ci definiamo un gruppo giovane. Certo, è importante avere delle guide, non disdegnare i consigli dei maestri che possono dare l’indirizzo giusto a chi muove i primi passi”.

– Con il crollo dei consumi, è dato di fatto che anche le grandi aziende italiane maturano il maggior fatturato all’estero. Eppure il Made in Italy è ancora il prestigio del Paese. Ma quanto resisterà in auge il Made in Italy se di vero Italy c’è sempre meno?

“L’Italia, se si guardano i dati su Financial Times o Il Sole 24 ore relativamente al settore lusso, appare in crescita. Non vorrei porre tutto in negativo, mi dà fastidio sentire dire sempre che tutto va male. L’Italia, ed è in questo senso che si deve parlare di made in Italy, ha delle peculiarità che sono la sua forza: le imprese familiari o gli artigiani sono gli angeli custodi di certe realtà e certe professioni poi richiestissime da altri paesi. Grazie a loro molti poi vengono a produrre in Italia. Il nostro è un artigianato all’avanguardia e invidiato nel mondo, in tantissimi settori. Dalla moda all’alimentare, per parlare a largo raggio. Oppure ancora il design, che viene proposto ogni anno al Salone del mobile. Ricollegandoci a quanto già detto, queste realtà vanno aiutate, le banche in primo luogo debbono guardare ai piccoli e ai medi imprenditori. Sembra magari strano detto da me, che ho la fortuna di essere Lapo Elkann, ma sono convinto che la crescita dell’Italia non può prescindere da questi passaggi”.

– La Juventus è la tua squadra del cuore. Il brand “Italia Independent” avete scelto comunque di accostarlo anche ad una squadra di calcio di serie B del Sud Italia, la Reggina: come nasce questa decisione e perché avete preferito una squadra calabrese nemmeno con tanti riflettori accesi su di sè?

“Quando la Juve ha vinto lo scudetto è stato quello il punto di partenza del nostro avvicinamento al mondo del calcio. Abbiamo fatto qualcosa insieme alla Juve, ovviamente la sento molto mia, ma la Reggina è un progetto che il mio socio Giovanni Accongiagioco ha voluto fermamente portare avanti. La Reggina ci ha avvicinato alle squadre del sud e alle compagini di serie B, società che hanno difficoltà e per questo vanno aiutate. Un’operazione in controtendenza che però ci sta gratificando”.

AGATA PATRIZIA SACCONE

 

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