Liborio Capizzi, lo stile appreso alla corte di Ferré

Backstage+Mercedes+Benz+Fashion+Days+Zurich+yFuNcmStLkylGli studi alla Domus Accademy hanno spinto Liborio Capizzi, siciliano di Ribera, ad abbandonare il sogno di fare lo sceneggiatore e scoprire la sua vera passione, quella di fare l’illustratore. Così arriva alla Maison Ferré, dove approda nel 1991 ed incontra, lavorandoci a fianco, l’architetto della moda, Gianfranco Ferré:  “…e lì ho imparato il grande senso del dovere, del rispetto  e del lavoro” tiene a sottolineare.

Questa scelta di assecondare il suo interesse per il mondo della moda lo ha costretto a lasciare la Sicilia, che in qualche modo ha comunque influenzato la sua creatività…

“Sì, ma la mia famiglia mi è stata sempre di supporto” –precisa Capizzi- “ha assecondato le mie attitudini professionali, per quanto forse non abbia capito all’inizio fino in fondo ciò che volessi fare… A diciotto anni sono andato via da Ribera per trasferirmi a Firenze, in un periodo di forte fermento non solo per la moda ma anche per la musica e il design”.

Dell’ esperienza a fianco di Ferrè c’è un ricordo che le sta particolarmente a cuore?

“Tutto ciò che Gianfranco mi ha trasmesso: la tecnica, l’aver imparato e assimilato la passione e la dedizione per il lavoro, questo è quel che porto con me tutti i giorni”.IMG_61551

Focus della sua prima presentazione è la camicia, altro comune denominatore con il suo grande maestro…

“Ho voluto puntare su un capo timeless, credo che l’idea del lusso sia investire in delle  cose che possono rimanere nel tempo, il mio focus è il non tempo. Le mie prime tre collezioni le ho presentate  a casa dove ho voluto creare un ambiente insolito rispetto ai format tradizionali delle sfilate. Quando presentai la collezione di pellicce ecologiche ho trasformato la location in una sorta di foresta, un’altra volta ho pensato ad un ambiente più rock and roll con un gruppo punk che suonava e la penultima volta anziché le modelle ho fatto sfilare solo amici: cantanti, attori, attrici, gente comune… la più giovane aveva sedici anni la più grande settantacinque. Ho voluto rendere reali gli outfit”.

Tra le celebrities ha un’icona di riferimento?

“Skin, è una mia carissima amica da molti anni, ho realizzato il suo abito da sposa e sono stato pure suo testimone di nozze”.

La definizione di donna elegante per Liborio Capizzi?

“Una donna sicura di sé, non ostentata”.

capizzi

Secondo lei l’eccellenza del made in Italy perdurerà?

“No, sta morendo…piccole  fabbriche e laboratori a conduzione familiare sono stati costretti a chiudere perché soffocati dalle tasse. Oggi mi accorgo che persino le scuole di moda tendono a propinare falsi ideali”.

Qual è il suo mercato estero di riferimento?

“I multibrand in giro per il mondo. Punti importanti in zone dove può esserci un riscontro come la Francia, l’Inghilterra, il Giappone gli Usa”.

Voi stilisti temete i competitors che arrivano dall’oriente?

“Più che temere bisogna imparare a gestirli senza dimenticare che hanno tremila anni di storia  più di noi, credo che li stiamo sottovalutando e che dovremmo tutelare il più possibile il nostro know-how”.

Negli ultimi anni impera tra i giovani il fenomeno moda  low cost…

“In certi casi direi perché no, ma è un guardaroba che va mixato a capi importanti e intramontabili altrimenti da solo non regge. Mi dispiace solo che quest’idea non sia nata in Italia”.

Sicilia terra di creativi e di creatività: il file rouge tra Liborio Capizzi, Maurizio Pecoraro, Domenico Dolce, Fausto Puglisi…

“Credo nella  passione e nella determinazione!”

Se dovesse ispirarsi ad un luogo della Sicilia per realizzare una collezione quale sceglierebbe?

“Penserei alla Sicilia in generale senza un luogo in particolare”.

Un accenno alla sua nuova collezione spring –summer 2016…

“Metamorfosi di forme trovate, decostruite, tagliate, aperte, spostate, ripiegate, ruotate, capovolte, riassemblate secondo inediti schemi”.

Agata Patrizia Saccone

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