London Fashion Week: look e influencer in riva al Tamigi

LONDRA – Sotto un insolito cielo azzurro e un’inaspettata tragica notizia, Londra ha dato il via a un affollato calendario di sfilate ed eventi per intenditori di stile e vittime della moda. Il British Fashion Council, in partnership con New Look, ha aperto le danze della London fashion week con il party più atteso e discusso dagli insider dell’industria e i giovani influencer. Su un palcoscenico piu multiculturale che mai, in una Londra forte e audace si susseguono talenti internazionali. Collezione dominata da sgargianti sfumature di blu quella dello stilista irlandese Richard Malone. Abiti dalle strutture imponenti, blazer con maniche extra lunghe adornati da guanti e stivali rigati che rivelano parti delle gambe.

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Pam Hogg è la fashion designer che riesce a stupire sorprendendo con un’imprevista aggressività. Tra tulle e pom pom dai colori sgargianti, tutine super aderenti e impermeabili in PVC è riuscita, ancora una volta, a far parlare di sé.

Tra i brillanti colori a neon di Shrimps, brand rinomato per le sue voluminose pellicce colorate, i completi a spalle prominenti e stampe animalier della giovane Ashley Williams, e giacche nostalgiche degli anni trenta disegnate da Eudon Choi, continua la settimana della moda londinese, che ancora una volta non smentisce i canoni d’innovazione e diversità a cui ci ha abituato.

Tra gli stilisti italiani protagonisti della LFW Liborio Capizzi che, in un ambiente basato sulle tendenze stagionali e i trend passeggeri, resta sempre fedele al suo stile punk. Ha scelto il conservatorio del rinomato centro culturale del Barbican, nella zona est di Londra, per il suo show in un ambiente quasi selvaggio, tra alberi, luci soffuse, e musica tribale. Tagli drastici ad effetto “vedo, non vedo”, layers di seta e organza, e sonagli argentati che rievocano costumi e suoni nordafricani, dominano la passerella dove Di Liborio ha messo in scena una vera e propria performance degna di nota. La sfilata si apre con look che sfoggiano minigonne e ampie maniche, seguiti da abiti lunghi e spesso smanicati, che in un gioco di sovrapposizioni e trasparenze si colorano di toni che variano dal turchese all’arancione, rosso, verde e viola, per ritornare poi alle sfumature del beidge, avorio, nero. Tra i dettagli che non passano inosservati sono le chiome spettinate e il trucco fumè sui volti di modelle che sembrano approdare fieramente da un pianeta lontano. La formazione teatrale dello stilista, che ha iniziato il percorso artistico all’accademia di belle arti studiando scenografia e costume, risuona nel suo lavoro che, come dichiara, ha sempre come punto di partenza una storia, un mondo. Bella Donna è il nome di una pianta velenosa di un lontano pianeta, ricoperto di foreste e dominato da “bellissime donne”, guerriere e sacerdotesse. Al fulcro del lavoro Di Liborio, sono i tessuti (il jersey e il crepon di seta per questa stagione) a dare vita a un unico modello di base che prende forme diverse date dalla gravità dei materiali stessi. Ancora una volta, Di Liborio ci ha stupito  con effetti speciali lasciando una firma senza tempo autentica e fedele a se stessa e ai suoi spettatori, su uno scenario della moda cosi variopinto come quello londinese.

Gran finale solenne con tableau vivant a suon di campanellini e gingilli d’argento, elementi decorativi della collezione BELLA DONNA.

(ENRICA MILLER)

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