Luca Vullo, ambasciatore della gestualità italiana nel mondo

E’ l’America il punto di partenza di Luca Vullo in questo 2016. Il regista siciliano, da anni trapiantato a Londra, in California da circa due mesi per le riprese a Los Angeles di un documentario made USA, presenterà il suo docufilm “La voce del corpo” seguito da workshop in italiano e inglese in diverse Università tra California, Kansas e Mississippi. Le università americane ed europee sono sempre più interessate alle lezioni didattiche di Vullo, che, già noto filmaker, si è trasformato in insegnante nel mondo del gergo italico per gesti. Per la genialità italiana non ci sono confini…

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“Quando cresci in una società dove la filosofia predominante è l’arte di arrangiarsi, sviluppi una grande creatività ed una straordinaria flessibilità che ti aiutano a cercare sempre vie alternative e originali per raggiungere i tuoi obiettivi.  Io mi sento un guerriero ninja culturale e dopo aver vissuto e lavorato per diversi anni in Italia  mi sento in grado di sopravvivere con le mie passioni in ogni tipologia di giungla. In tutto ciò, non posso omettere il fatto che sono figlio di una donna estremamente creativa, ingegnosa e determinata che di certo mi ha lasciato in eredità queste doti e di un padre con grandi capacità nell’intrattenere un pubblico e con una spiccatissima gestualità. Inoltre alla genialità deve essere sempre collegata la mia grande perseveranza e il duro lavoro di squadra. Senza l’aiuto di mia sorella non sarei arrivato dove sono adesso”.

– Ma è vero, quindi, che gli italiani non hanno problemi nel farsi capire, ovunque vadano?

“Possono mai esistere confini o limiti per un popolo che custodisce nella sua cultura una eccellente abilità ad utilizzare la comunicazione più antica ed efficace sulla faccia della terra?”

 – Cos’è che incuriosisce il mondo della gestualità italiana?

“La sua complessità e ricchezza oltre che il suo fascino scenico. Quando trasformi uno stereotipo mondiale in un  codice linguistico spettacolare che ti permette di conoscere meglio la nostra cultura, la curiosità diventa automatica”.

– Pensavi di poterne fare un aspetto professionale degli usi e costumi dei tuoi connazionali, esportandoli in giro come materia da seguire?

10995491_10153168839153317_5381368018289956760_o“Quando ho iniziato la ricerca e ho ideato e scritto il mio documentario LA VOCE DEL CORPO pensavo già ad un pubblico internazionale interessato al nostro paese. Lavoro da anni nella media education e quello che è successo in questi anni è solamente la conferma delle mie previsioni”. 

– Sei partito da Caltanissetta con una valigia carica di passione per il cinema. Ma il tuo lavoro si è sviluppato soprattutto attraverso la ricerca. Fondamentali i laboratori formativi cinematografici rivolti ai giovani?

 “Adoro lavorare con i bambini e i ragazzi di scuole, università, quartieri a rischio, carceri e sono certo che questa palestra artistica collettiva ha dato moltissimo a tutti noi. Sono partito dal mio paese seguendo le mie passioni e credendo pienamente nei miei sogni…adesso li sto semplicemente vivendo!”

 Agata Patrizia Saccone

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