L’antica arte del sapone ripresa da Meo Fusciuni

fusciuni2La lunga storia del sapone affonda le radici nell’antica Babilonia. Anche se poi la scuola dei saponieri si rifà alla tradizione francese, che per quanto molto datata la si deve considerare la più moderna. Del resto proprio l’estro francese ha introdotto la sostanza odorosa che rende singolare ogni linea di sapone. Sembra strano, oggi, però ripensare a questo prodotto che quotidianamente usiamo come ci è stato tramandato, ci fa accorgere che evoluzione esso ha avuto nel corso dei secoli e come si sia diffuso in considerazione delle sue proprietà e peculiarità. Artigianalmente lo si ricava mescolando una base (soda, potassa, calce) con un  grasso (animale, vegetale o minerale). Ed esattamente come un fusciuni1tempo oggi lo propone Meo Fusciuni, erborista e chimico siciliano (nella foto a sx), nome d’arte di un maestro aromatario: “Il mio nome –Meo- è il diminuitivo di Bartolomeo, nome di mio padre, mentre Fusciuni significa scorrere, fluire, mescolare ed era il soprannome dato a mio nonno che era un navigatore, uno scopritore di nuovi mondi, un po’ come me che sono andato verso la scoperta del mondo del profumo. Infatti come tutti i sognatori di quest’isola, da Mazara Del Vallo, mia città natìa, ho deciso di partire alla ricerca di nuovi orizzonti perché sentivo che nella mia vita mancava qualcosa. Questo qualcosa ho scoperto poi essere l’incontro col profumo, partendo dalla pianta, materia che conosco bene”.

Le fragranze sono impiegate pure nelle terapie del benessere…

“Prima di fare l’aromatario lavoravo in erboristeria. Con l’aromaterapia il primordio umano è l’odore e credo tantissimo nella cura dolce del nostro io. Perciò un profumo può essere positività o negatività all’interno della nostra memoria, ma è pur sempre un cammino che ha un suo perché universale molto profondo”.

Questa passione l’hai ereditata, anche in parte, dalla tua famiglia?

“L’unica passione che ho ereditato dalla mia famiglia è l’umilta abbinata al duro lavoro, il resto ce l’ha messo il destino. Mio padre e mio nonno sono stati sempre dei grandi lavoratori e questo credo che sia la più grande eredità trasmessami dalla mia famiglia”.

Meo Fusciuni  e  White Milano, oggi un binomio…

“Io sono nato al White come brand, dopo tre anni mi è arrivata la proposta di diventare direttore di White beauty. Un lavoro che ho iniziato a gennaio del 2013 e che in tutte le sue edizioni prova a rinnovarsi dando spazio alla poetica di giovani creatori di passioni. Ritengo oggi sia questo che porterà avanti il nostro Paese, l’arte del fare”.

A proposito di arte del fare della quale tanto si parla, i tuoi occhi d’artista che immagine vedono dell’Italia attuale?

“Il nostro paese sta attraversando uno dei momenti piu brutti, io, che mi reputo  persona positiva, sto provando a trovare in questa crisi una profonda fiducia nell’altro, per cui credo che la sinergia tra persone vere possa far nascere una nuova era. Il mio lavoro si basa sullla positività e sulla vita, la cosa fondamentale ritengo possa essere una collaborazione tra tutti. Se in questa fase di crisi chiudiamo ulteriormente i nostri confini penso che ci si possa aspettare solo la fine. Come diceva quindi Einstain, dalla crisi può soltanto ricrearsi materia positiva”.

fusciuni3L’evento al CapoFaro Resort di Salina, dove stiamo realizzando quest’intervista, scaturisce anche da una sinergia avviata con la famiglia Tasca D’Almerita?

“Un giorno venni contattato dalla famiglia Tasca e da quell’incontro sono nati numerosi progetti, tra cui il progetto oggi di creare 13 fragranze tipiche della Sicilia. L’Amuri è stato l’anello di congiunzione tra la famiglia Tasca e Meo Fusciuni. L’amore come espressione di vita e di ricerca è stato il primo vino che ancora porto nel cuore”.

Coglie l’assist, Ivo Basile, responsabile della comunicazione per Tasca d’Almerita: ”L’olfatto è un elemento che permette di guardare allla Sicilia d’eccellenza perché rimanda alla scoperta dei prodotti della terra. Tasca d’Almerita ha guardato al di là del vino, a tutto ciò che potesse rappresentare l’espressione più vera dei territori. Noi andando in giro per le nostre tenute abbiamo riscoperto la Sicilia e suoi prodotti:  ad esempio, l’Etna dà il pistacchio e le nocciole di Bronte; Salina offre capperi e cucunci; Mozia il sale. Questo continuo tour dell’isola ci ha portato ad assorbire tutto e trasferirlo alla gente attraverso i prodotti. Specie agli stranieri piace  conoscere la nostra cultura e il nostro modo di vivere. Il lavoro d’eccellenza è un lavoro duro, ma premia. E la costanza nella ricerca è la nostra mission!”

                                                                                                                                                                                             A.P.S.

 (Interviste e foto realizzate al CapoFaro Resort di Salina, isole Eolie)

 

 

 

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