#MFW & White: Milano celebra la donna e il Made in Italy

Un quarto dei prodotti di alta gamma venduti al mondo sono Made in Italy. Lo rivela una ricerca di Mediobanca, in cui si evince che la moda italiana vale il 4% del Pil. Tra il 2010 e il 2014, nonostante la congiuntura mondiale, il settore del lusso in particolare ha registrato una crescita, che lascia ben sperare anche sulla ricaduta economica 2015-16.

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Con questi auspici, a Milano, la Fashion Week ha proposto le novità del prossimo autunno-inverno, sia in passerella che nel corso delle numerose presentazioni svoltesi nella capitale meneghina nell’arco della settimana di febbraio dedicata alla moda donna (dopo il gennaio riservato all’uomo “capitano coraggioso”).

carlo-capasa“Collezioni belle e fantastiche” -commenta il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Carlo Capasa (a destra) “c’è un sistema forte e coeso, con il premier Renzi che l’ha tenuta a battesimo”.

– E’ un segnale importante che il governo stia vicino all’universo fashion perchè poi di fatto è il traino dell’economia mondiale?

“È importante perchè è un sistema, noi facciamo lordo il 41% del fatturato di abbigliamento europeo, la Germania è il secondo paese europeo con il 13%, siamo primissimi in Europa e nel mondo per questo settore, godiamoci questo successo, raccontiamolo e rafforziamolo”.

– Presidente, perché i giovani emergenti vengono collocati preminentemente in coda al calendario…

“No, i giovani sono presenti in tutte le giornate del calendario, anzi il New York Times International ha scritto che la settimana della moda italiana offre più spazio ai giovani rispetto a quelle francese e inglese. Ciò significa che dall’esterno è percepito bene lo spazio che diamo ai giovani, negli ultimi giorni abbiamo collocato dei marchi super emergenti e molto forti perchè abbiamo fatto una ricerca che ci ha rivelato come i compratori (soprattutto buyers americani) arrivino al sabato”.

Sulle passerelle allestite in location ogni volta singolari, al cospetto di numerosi ospiti vip, si è avuto modo di ammirare così le meravigliose creazioni di Ermanno Scervino con pizzo giallo plissé, le piume eteree di Philosophy, la romantica vagabonda di Prada, la vanitosa caliente di Moschino, la sexy Versace, le geometrie di Fausto Puglisi, le architetture di Iceberg, la fantasia di Giulia Marani, la mimetica di Byblos, la musicalità di Stella Jean, l’intuizione di Richmond, i plissé di Silvian Heach, il patchwork di Antonio Marras, lo slow fashion di Costume National, le onde di Fendi, la seduzione di Les Copains, lo chic di Anteprima, la ricercatezza di Fay, le allusioni di Blugirl, i fiori di Blumarine, la sensualità di Alberta Ferretti, l’osare di Roberto Cavalli, il ritorno allo stile anni venti di Genny, gli anni cinquanta più le pistole disegnate da Rocco Barocco, gli anni settanta di Martino Midali, la leggerezza di Etro, le rivisitazioni in chiave moderna di Capucci, il mondo delle fiabe di Leit Motiv, l’omaggio al circo senza animali di Elisabetta Franchi, l’austerità di Aigner, il belvestire di Emporio Armani, l’upper class di Agnona, le righe colorate di Max Mara, le maglie sfrangiate di Cristiano Burani, i laminati di Jil Sander, il mood radical chic di Simonetta Ravizza, le atmosfere di Marco De Vincenzo, la tribù metropolitana di Giambattista Valli, lo chic bohémienne di Patrizia Pepe, il minimalismo di Gabriele Colangelo, l’elogio alle imperfezioni di Cividini, l’eleganza di Aquilano Rimondi, la poeticità di Marras, la sportività di Pucci, le trasparenze di Francesco Scognamiglio, la mascolinità di Seventy, il glamour di Hogan, il country di Luisa Spagnoli, la qualità dei piumini Herno, le stampe floreali di Elena Mirò, il folk di Furla, l’ispirazione cinematografica di Santoni, l’influenza russa di Fratelli Rossetti, il sandalo red carpet di Zanotti, il grintoso stivaletto Vic Matiè, l’ironia di Braccialini, la ricercatezza nel denim di Latinò Jeans, l’immancabile gioiello di Stroili. Grande attenzione riservata inoltre dalle griffe all’universo occhiali, ormai un vero accessorio che completa il look al di là delle necessità.

e92cIl termometro percepito da Mario Dell’Oglio, presidente Camera Buyer Italia (a sinistra): “Settimana effervescente e moltissime aspettative: Milano è la fashion week dove si fa più business, perché le aziende italiane sono quelle che storicamente -anche negli anni meno felici- sono sempre state un punto di riferimento. Noi oggi siamo in cerca più che mai di cambiamento ed evoluzione di proposte che possano essere innovative, ma anche coerenti con le aspettative. C’è attenzione verso i nuovi stilisti, un mix perfetto con i grandi che sono qui e danno un contributo ineguagliabile. Il mondo è interessato ad un prodotto pieno di contenuti stilistici e di creatività“.

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FOTO-MASSIMILIANO-BIZZIGrande riscontro, contemporaneamente, nel capoluogo meneghino, per il White: “Credo sia difficile” -fa notare il patron, Massimiliano Bizzi (a sinistra)–  “che ormai un buyer salti il White, è fiera di riferimento ed in grandissima crescita”.

4TajaniUna Milano sempre più fashion. Suggestivo pure l’allestimento artistico nelle vie di Brera. Soddisfatta l’assessore comunale, Cristina Tajani (a destra): “Questa edizione di febbraio della Fashion Week per noi è stata un’edizione particolare, per la prima volta infatti è stata aperta dalla presenza del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a Palazzo Reale con tutti gli operatori della moda; poi il White si riconferma un appuntamento centrale all’interno della settimana della moda con un numero di visitatori che rende orgogliosa Milano. Quindi non solo moda ma anche il sistema delle fiere e della comunicazione, dove il ruolo strategico di Milano sta proprio in questa capacità di tenere insieme attori di natura diversa che valorizzano il made in Italy nel mondo fashion”.

Agata Patrizia Saccone

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