Nel segno del green, a Milano moda donna si colora la primavera-estate 2020

A Milano è primavera, non soltanto per il mite clima settembrino e nemmeno per le collezioni ammirate in passerella in questa fashion week, bensì perché si respira un’aria di rinnovato brio intorno alla settimana della moda e poi perché il ‘green’ è il concetto dominante. E anche visivamente tangibile. E’ bastato ammirare la piazza tra Palazzo Marino e il Teatro alla Scala, una vigna con tanto di orti a cielo aperto sotto gli occhi di Leonardo da Vinci, in occasione del Green Carpet Fashion Awards Italia 2019.

Un evento, quest’ultimo, che ha fatto il pieno di star, a partire da Sophia Loren che ha insignito del prestigioso Legacy Award Valentino Garavani, scelto come vincitore dal direttore creativo e co-fondatore di Eco-Age Livia Firth e dal presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana Carlo Capasa. La statuetta firmata Chopard ha premiato i virtuosi della sostenibilità, fil rouge di questa edizione, segnata dal nuovo movimento Fridays For Future.

Fashion e green possono andare nella stessa direzione, anche secondo il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana Carlo Capasa, che ha sottolineato anzi il ruolo chiave che può avere l’Italia, dove è concentrato il 41 per cento della produzione di moda europea.  L’imperativo deve mantenersi “privilegiare i materiali sostenibili”.

Questa Milan Fashion Week  (60 sfilate, oltre 100 presentazioni e più di 50 eventi per un totale di circa 170 collezioni moda)  ha regalato alcuni momenti memorabili, tra cui la passerella di Jennifer Lopez da Versace con indosso lo stesso abito sfoggiato molti anni prima ai Grammy Awards, ovvero del celebre Jungle dress, il vestito  che ha decretato la nascita di Google Images. La giungla tropicale torna di tendenza in casa Versace, con tinte al neon come il turchese e il verde fluorescente, insieme al nero, su giacche, pantaloni, abiti cocktail drappeggiati e minidress ricamati per la sera.

Per Dolce & Gabbana un classico sono i motivi animalier, che stavolta invadono tutto il look con fantasie ispirate ai manti più esotici, dalle zebre alle giraffe.

L’eleganza classica, aggiornata agli anni in cui si vive –come ha spiegato Re Giorgio– è firmata come sempre Armani: look dai toni neutri marroni e beige si mixano al blu elettrico sino ad arrivare ad una palette di tinte pastello. La sfilata è stata anche un’occasione per celebrare anche il ritorno de “La Prima”, la rieditata bag lanciata dallo stilista nel 1995. Sognante la linea Emporio Armani, quasi eterea e capace di suscitare grandi emozioni.

A Palazzo Serbelloni, Ermanno Scervino ha proposto il suo stile, l’eleganza senza tempo mescolata però a un tocco rock: l’intimo da portare come abito, per un look da grande soirée. Anche il jeans diventa couture con ricami in pizzo, signature della griffe e rinforzato da maxi spalle.E per l’ufficio tailleur stile college.

I capi della nuova collezione Prada consentono un viaggio nel tempo, dagli anni ’20, ai ’50, ai ’70, con ricami e motivi che vanno ancora più indietro e poi più avanti, dai classicissimi ai nuovi classici. Ad applaudire, tra il pubblico, l’attrice Nicole Kidman e il regista Wes Anderson.

Anche Missoni è un rimandare al guardaroba rivoluzionario degli anni Settanta fatto da giacche di maglia glitterate, camicie slacciate con colletti allungati, sciarpe sottili e pantaloni morbidi. Diversa l’energia colorata proposta invece per M Missoni da Margherita Missoni, che rilancia il secondo brand di famiglia con spirito giocoso e irriverente.

Per Gucci, Alessandro Michele ha trovato ispirazione dal mondo del fetish, collari di pelle, guanti lunghi, stivali cuissardes, lingerie in vista.

Ispirata all’arte la nuova collezione di Moschino,  che ha portato in passerella capi e accessori “dipinti” a pennellate di colore, compreso l’omaggio a Picasso.

Primavera/Estate 2020 di Anteprima è una proposta adatta ai climi caldi. L’ispirazione è Cuba, la capitale L’Havana, dà nome alla collezione che Izumi Ogino dedica alla prossima bella stagione.

Un viaggio in Argentina è l’elemento da cui trae spunto la collezione primavera-estate 2020 firmata Genny. Sara Cavazza Facchini, direttore creativo, racconta una nuova pagina dello stile della maison: giacchini senza maniche e i pantaloni sopra la caviglia mentre i tessuti naturali e i colori delle spezie (paprika, noce moscata, curcuma, sesamo bianco e pepe nero) si combinano negli abiti stretti in vita e nelle mini jumpsuit.

Anni Settanta in qualche modo celebrati, ma riproposti in chiave contemporanea, anche da Alberta Ferretti, con nuance vivaci.

Power woman anni Novanta la donna di Max Mara. Le giacche con le spalline dominano gli outfit composti da camicia, gilet e bermuda da portare con la cravatta e ile calze a coste sotto il ginocchio.

Romantica come sempre Luisa Beccaria, ma concreta nel pensare una collezione day-mood h24, con pantaloni ampi, morbidi e leggeri. I materiali sono eleganti, sofisticati e impalpabili, grazie alla presenza di pizzo, organza, sangallo, cotone, lino e fil coupé.

Poetica pure la proposta di Jil Sander nel cortile dell’Accademia di Brera con un effetto straniante per la collezione colta e aggraziata.

Soave anche N°21, secondo Alessandro Dell’Acqua, in un trionfo di fiori e nuance pastello, con spacchi, aperture, stropicciature, organze lavate e sete maltrattate.

Una donna moderna, colta, emancipata quella immaginata da Cividini, il cui brand propone innovazione, ricerca, alta qualità e, al tempo stesso, il rispetto del proprio stile.

Tappa d’obbligo della Milano Fashion Week, la presentazione di Brunello Cucinelli, un mood chic in un’atmosfera coinvolgente.

Novità anche per Herno, officina di ricerca che non smette di proiettarsi nel futuro, leggendo e ridefinendo nuovi concetti di stile e che per la prima volta realizza capispalla con disegnato il logo presentati attraverso delle installazioni sospese raffiguranti appunto il logo della storica maison italiana.

Un tocco di Francia, infine, è approdato a Milano grazie alla mostra Time Capsule Exhibition Milan che racconta,in un percorso tematico, la storia di Louis Vuitton contraddistinta da un forte spirito pioneristico sin dalla sua fondazione, 165 anni fa.

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